Il mondo del web darà lavoro nei prossimi anni, ma mancano le figure professionali.

Secondo una recente ricerca sembra che il 90% delle posizioni lavorative che si apriranno lungo il prossimo anno richiederanno competenze nell’area dell’information and communication technology. Oltre la metà delle aziende prese in considerazione , evidenzia che le competenze di cui hanno bisogno sono quelle legate all’uso dei social media, ma resta la preoccupazione di non riuscire a trovare i talenti necessari. Ai giovani, insomma, manca l’esperienza per usare i social in modo professionale.

Il problema, in realtà, non riguarda solo le aziende, ma ha effetti ben più ampi sul mercato economico. Lo scorso anno, infatti, veniva stimato che i progetti legati ai social media potrebbero rappresentare un giro d’affari di 1,3 miliardi di dollari.

Succede che per cercare di colmare il vuoto di talenti sul fronte dei social, la maggior parte delle aziende tende ad assumere nativi digitali. Questa politica, sarebbe in realtà un errore, perché esponenti della generazione digitale usano Facebook, Instagram e Twitter principalmente per mantenere i contatti con i loro pari.

Gli studenti, secondo il professore, non sono preparati dalla scuola a uno strategico dei social. Tendenzialmente, mancano della capacità di afferrare lo scenario allargato e non sono in grado di comprendere come i social media possano aiutare il business a raggiungere i propri obiettivi. Senza contare che, proprio per la tipologia di presenza sui social media, molti candidati non passano nemmeno le selezioni. Le aziende, dunque, si trovano di fronte a una situazione paradossale: i nativi digitali che si sentono a casa sui social non hanno l’esperienza dei professionisti navigati, mentre questi ultimi non hanno le conoscenze dei social media che i più giovani posseggono.

Il problema non è semplicemente teorico: per avere un’idea della direzione in cui evolve il business, vale la pena raccontare di un esempio che reputo di eccellenza sull’uso dei Social, e che lessi qualche tempo fa su un quotidiano on line. E’ l’esempio dell’ospedale newyorkese Mount Sinai che conta oltre 97mila like su Facebook, 25mila follower su Twitter e quasi un milione di view su Google+. Attualmente, sono 800 i dipendenti che interagiscono con i pazienti sui social, gestiscono i canali professionali personali, inviano suggerimenti, post e articoli. “I nostri dipedenti sono le persone che si interfacciano direttamente con i pazienti, quindi nessun altro ci può rappresentare meglio online”, commenta John Ambrose, social media director dell’ospedale che, inoltre, ha messo a punto dei corsi ad hoc per medici, infermieri, tecnici e tirocinanti a cui insegna come usare correttamente le varie piattaforme.

Il Mount Sinai, e non è certo un caso isolato, valuta le candidature tenendo conto della presenza ed esperienza con i social media. A questo proposito, gli esperti suggeriscono ai selezionatori di monitorare il modo in cui un candidato interagisce e comunica sui social media e di dare la preferenza a quelli che dimostrano di aver capito che i social non servono solo a creare contenuti da condividere, oppure entrare in contatto con le persone, ma stanno diventando sempre di più uno strumento di lavoro, che porta valore aggiunto al mondo del lavoro e quindi del sistema economico.

Insomma i Social non sono più un gioco…meditate

 

Federica Macrì

Federica Macrì

Sono un Consulente web Marketing.
Sono un esperta in Strategie di Marketing Digitale, e grazie alla loro conoscenza mi occupo di aiutare i miei clienti a rendersi più visibile sul web ed a trovare così a loro volta più clienti.
Sono Responsabile Social Media per diverse realtà aziendali.
Negli ultimi anni ho unito la mia competenza nel settore della formazione a quella del web, occupandomi di Strategie Digitali per emergere nel mondo del lavoro.
Federica Macrì
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